Acqua su Marte: possibili forme di vita

Esiste acqua su Marte? Un quesito che l’umanità si pone da tanto tempo.

La notizia. La rivista Nature Geoscience ha di recente pubblicato alcuni rilievi fotografici fatti dal satellite americano MRO (Mars Reconnaissance Orbiter),  che per la prima volta provano la presenza di acqua liquida sul pianeta Marte. Si tratta di minuscoli ruscelli stagionali di acqua salata, ben diversi dai canali d’acqua ipotizzati nell’800 dall’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, ma che comunque dimostrano l’esistenza di un ciclo dell’acqua sulla superficie del Pianeta Rosso.

Stagionalità del fenomeno. L’acqua su Marte compare solo in alcune stagioni, sotto forma di gocce che si condensano all’interno di stretti canali larghi poche decine di centimetri.  Periodicamente si vengono quindi a formare dei piccoli ruscelli, che nei rilievi fotografici compaiono in forma di sottili striature scure, finora rimaste senza spiegazione. Sin dalla loro prima scoperta, avvenuta negli anni ’70, l’origine di questi canali era sempre rimasta un mistero . Essi vengono indicati con la sigla RSL (Recurring Slope Lineae) e da subito è nato il sospetto che essi fossero disegnati dallo scorrimento di piccole quantità di acqua salata, che si condensa durante i mesi più caldi.

                Il mistero delle striature scure. Finora le immagini satellitari avevano evidenziato la formazione di linee scure, lunghe fino a 5 metri, lungo i pendii marziani, a latitudini e quote molto differenti. Queste linee scure hanno la caratteristica di comparire e allungarsi sempre più durante le stagioni calde, per poi svanire in quelle più fredde. Gli strumenti di rilevazione tuttavia non permettevano in precedenza  di definire con certezza se i canali fossero provocati dall’acqua oppure da qualche altro fenomeno. La presenza di sali idrati negli stessi momenti in cui le linee si formano è adesso, per i ricercatori, la prova attesa da tempo.

                La lunga ricerca dell’acqua marziana. Un contributo importante alla scoperta si deve ai radar Marsis e Sharad  (entrambi costruiti con collaborazione italiana), a bordo rispettivamente del satellite europeo Mars Express e dell’americano MRO, i quali hanno fornito i primi elementi precisi sulla presenza di ghiaccio d’acqua. I dati raccolti hanno dimostrato che l’acqua su Marte è scomparsa due miliardi di anni fa, e che molte delle formazioni che ora si osservano sul pianeta in origine sono state modellate da grandi masse d’acqua fuoriuscite velocemente dal sottosuolo,  così come antichissimi ghiacciai hanno scavato lunghi canali sulla superficie. Nel 2010 i nuovi dati disponibili hanno permesso di ricostruire l’antico aspetto di Marte: un pianeta blu, con un grande oceano nell’emisfero Nord e la terraferma costellata di laghi e solcata da almeno 40.000 fiumi.

                La speranza di trovare la vita. La presenza di acqua salata su Marte riaccende le speranze di trovare forme di vita extraterrestre. Anche la NASA afferma che le condizioni di abitabilità sul pianeta potrebbero essere migliori di quanto ipotizzato finora. Secondo alcuni scienziati non sarebbe improbabile trovare tracce di batteri, fossili o viventi, adattati a vivere in condizioni estreme e capaci di nutrirsi di sali, proprio come avviene vicino a sorgenti simili nel deserto di Atacama in Cile, il luogo sulla Terra che più assomiglia a Marte. Al momento però questa verifica è impossibile, perché le osservazioni sono state fatte da un satellite in orbita intorno al pianeta, mentre bisognerebbe scendere al suolo e raccogliere i campioni da analizzare al microscopio. Sarà il compito primario di una futura missione sul Pianeta Rosso.

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