Animali da compagnia, e non solo

Qualunque essere umano ha bisogno di animali da compagnia, non solo nel senso più intimo di un partner con cui condividere l’esistenza, o quello più generale di avere contatti e vita di relazione, ma quello di una presenza costante che sia vicina a noi, che solleciti il nostro interesse e dimostri di ricambiarlo.

Questo ruolo di vicinanza l’uomo l’ha avvertito positivamente sin dagli albori della civiltà e lo ha soddisfatto con gli animali domestici che avevano una funzione di compagnia, ben diversa da quella degli animali da reddito, che venivano accuditi ed allevati per avere aiuto nel lavoro (cavalli, buoi, asini, ecc.), o per ottenere prodotti utili (carne, latte, uova, lana , pellame, ecc.). L’animale da compagnia è scelto perché condivida con l’uomo l’ambito domestico, una scelta motivata dal suo comportamento vigile ed affettuoso, oppure dal suo aspetto gradevole.

Tipologie di animali da compagnia e aspetti normativi. Anche se in teoria qualunque animale può far compagnia agli esseri umani, in pratica la maggior parte di essi appartiene a un ristretto numero di specie. I cani e i gatti sono certamente i più diffusi, e in generale i mammiferi, insieme agli uccelli e ai pesci, i quali richiedono attrezzature specifiche. Vi sono poi numerose specie di rettili (dalle più comuni tartarughe ai serpenti e alle iguane), alcuni tipi di anfibi come le rane,  e persino artropodi come ragni e scorpioni. In Italia le norme principali che riguardano gli animali d’affezione sono la legge 281 del 1991, che è specifica in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, e la legge 189 del 2004, che concerne il divieto di maltrattamento degli animali. Inoltre una disposizione del 2012 ha modificato la precedente disciplina del condominio negli edifici, permettendo  di detenere animali domestici a condizione che non rechino disturbo.

Effetti positivi prodotti dagli animali domestici. Nella società moderna gli animali d’affezione (i cosiddetti “pets”) non sono considerati una fonte di servizi e nutrimento (come era una volta con i cani da guardia, i gatti in funzione anti-topo, ecc.), ma sono visti come soggetti importanti per la nostra vita quotidiana. Questo nuovo modo di vivere la relazione uomo-animale implica anche la consapevolezza che l’animale è in grado di esercitare una serie di effetti benefici sulla salute e sul benessere dell’uomo, migliorando la sua vita.  Si riconoscono ai pets diversi effetti positivi: di socializzazione, di sostegno psicologico e invito al buonumore, di equilibrio psicologico (la presenza dell’animale riduce lo stress psicologico, l’ansia e la depressione), e persino un effetto cardioprotettivo (riduzione  della pressione arteriosa e del rischio di alcuni problemi cardiaci come l’infarto).

Gli animali nelle terapie assistite (Pet Therapy). Con il termine Pet Therapy s’intende una terapia dolce, basata sull’interazione uomo-animale. Generalmente questa coadiuva le terapie tradizionali e viene impiegata su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, e psicologico-emotivo.  Fu lo psichiatra infantile Boris Levinson ad enunciare per la prima volta, intorno al 1960, le sue teorie sui benefici della compagnia degli animali, che egli stesso applicò nella cura dei suoi pazienti. Levinson constatò che prendersi cura di un animale può calmare l’ansia, trasmettere calore affettivo, e aiutare a superare lo stress e la depressione. Oggi la Pet Therapy, definita con la sigla T.A.A. (Terapia Animale Assistita), trova ampia applicazione in svariati settori socio-assistenziali, tra i quali case di riposo, ospedali, comunità di recupero. Lo scopo di queste co-terapie è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative, soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea. La presenza di un animale permette in molti casi di consolidare un rapporto emotivo con il paziente, e stabilire sia un canale di comunicazione paziente-animale-medico che la partecipazione attiva del paziente. Naturalmente per essere realizzata questa terapia necessita di operatori con una formazione professionale specifica, tra cui un medico veterinario, un responsabile di intervento sanitario e un coadiutore dell’animale che collabora con il veterinario.

Animali coinvolti nella Pet Therapy. Fondamentale risulta individuare l’animale corretto per il singolo paziente, il che avviene in base alle preferenze personali, alle capacità psico-fisiche, all’analisi delle eventuali fobie specifiche, alle allergie, e tenendo conto della risposta emotiva manifestata nelle prime sedute. Nella  Pet Therapy è possibile utilizzare vari animali, come cani, gatti, conigli, pappagalli, tartarughe, cavalli (ippoterapia), asini (onoterapia), e persino delfini (delfinoterapia). Per i bambini inizialmente vengono adottati dei conigli, che sono accettati volentieri, per passare ai pappagalli, che vengono svezzati a 20 giorni per essere accuditi dall’uomo, e che con il loro particolare linguaggio stimolano il paziente a rispondere. Successivamente si adoperano altri animali come un gatto o un cane. È importante sottolineare che l’animale di per sé non ha una funzione terapeutica, ma è il rapporto che si stabilisce fra lui e il paziente che sortisce i risultati auspicati.

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