Cellule staminali e cecità

Cellule staminali e cecità

Una nuova terapia. Alcune forme di disturbo visivo possono essere efficacemente  curate grazie all’impiego di cellule staminali. Si tratta di una terapia totalmente innovativa, sperimentata con successo in alcuni centri specializzati, come la “Clinica Oculistica Wills” di Philadelphia in U.S.A. L’uso delle cellule staminali si è diffuso recentemente  in diversi settori di intervento, specie in ambito medico, facendo registrare dei progressi molto incoraggianti nel trattamento di alcune forme di disturbo visivo.

La disfunzione. Una di queste è la perdita di capacità visiva dovuta ad una particolare forma di degenerazione maculare (nome scientifico:  Degenerazione Maculare di Stargardt), che statisticamente colpisce i giovani in un rapporto di uno su 8.000. Si tratta della forma giovanile di degenerazione maculare che soprattutto negli anziani provoca la perdita della vista, per il fatto che le cellule che nutrono la retina si deteriorano, facendola morire. Senza retina, l’occhio non può elaborare la luce e mandare segnali al cervello.

Il trattamento. La nuova cura consiste nell’iniettare nell’occhio una quantità rilevante di cellule staminali, dopo averle precedentemente trattate in laboratorio per trasformarle in cellule epiteliali di pigmento retinico (RPE cells). Fina a 150 mila di tali cellule possono essere iniettate nell’occhio, dove crescono ripristinando gradualmente la funzione della retina, e migliorando sensibilmente la percezione visiva, prima compromessa dalla presenza di macchie sempre più grandi nel campo visivo.

I risultati. Gli effetti risultanti dal nuovo trattamento sono assai incoraggianti, specie se si pensa che finora non esisteva alcuna forma di terapia che impedisse o rallentasse la degenerazione della retina. Unica forma di intervento era il trapianto della retina stessa, una soluzione alquanto problematica sia per trovare un donatore che per la buona riuscita di attecchimento del nuovo organo. Si spera che in un futuro non lontano tali forme di intervento siano possibili anche in Italia, soprattutto per i giovani che sono colpiti da tale processo degenerativo.

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