La dipendenza da smartphone e i suoi effetti sulle facoltà cognitive

Da tempo si sospettava un qualche effetto negativo prodotto dall’uso eccessivo di uno Smartphone, come per qualunque altra attività che possa generare dipendenza,  come la TV o il tabacco, gli alcolici, piuttosto che il gioco d’azzardo o l’uso di sostanze stupefacenti. Nel caso di uno Smartphone la sensazione è diversa, tale da cambiare veramente il modus vivendi di qualunque persona: possibilità di collegamento in tempo reale con il mondo intero, informazione mirata su qualunque ramo dello scibile, pronta risposta a sollecitazioni e quesiti di qualunque natura, nuovi orizzonti relazionali con gruppi più o meno scelti con cui condividere esperienze ed informazione. Una recente indagine Gallup in USA rivela che circa la metà degli utenti di Smartphone dichiara che non potrebbe vivere senza di esso.

Ma ogni medaglia ha il suo rovescio, come dimostrano accurati studi di settore che evidenziano in modo inoppugnabile il fatto che la dipendenza da Smartphone genera stress, ansia, e soprattutto riduce sensibilmente le capacità cognitive. La motivazione di ciò è evidente, ed è riconducibile ad una ridotta o compromessa fase di riposo mentale. Opportunamente un antico motto recitava ”Il sonno è parte di pane”, per indicare la necessità per qualunque individuo di nutrirsi, dissetarsi, e dormire adeguatamente, per assicurare la piena funzionalità del proprio organismo. Qualunque attività di alimentazione (cibo, acqua, sonno) è irrinunciabile per consentire alle cellule di rigenerarsi garantendo l’efficienza sia del corpo che della mente.

Contrariamente all’opinione di chi ritiene che dormire sia uno spreco di tempo, bisogna accettare il fatto che circa un terzo della vita umana si trascorre dormendo, e qualunque contrasto a tale esigenza si traduce in un danno. Sarebbe facile individuare una vera e propria “Sindrome di Macbeth”, riconoscendo al genio di Shakespeare di aver precorso per analogia anche i danni dell’informatica in uno dei suoi capolavori. Ma il parallelo è davvero possibile: come il generale Macbeth per soddisfare la sua sete di potere uccide il suo re Duncan nel sonno per prenderne il posto, condannandosi poi a non poter più dormire per il rimorso, allo stesso modo l’utente di Smartphone uccide il proprio sonno rigeneratore per soddisfare la sua ansia insaziabile di informazione attraverso Internet. Ciò che si produce in entrambi i casi è un pernicioso squilibrio nell’ordine naturale delle cose, con effetti negativi che non tarderanno a manifestarsi.

Che fare?  Occorre innanzitutto cambiare regime di vita, con correttivi semplici e di buon senso, ma perseguiti con tenacia. Un primo passo è quello di ridurre i tempi di contatto in rete, magari contingentandoli in modo da non superare un terzo del proprio tempo da svegli, ossia  4/5 ore su un totale presumibile di circa 16 ore giornaliere, che restano fuori dal sonno notturno o dal riposo pomeridiano per alcuni. L’intento è quello di finalizzare le fasi di operatività in rete in modo tale che abbiano una articolazione organica (inizio-sviluppo-conclusione), evitando che si risolvano in un rimuginare continuo sugli stessi argomenti di interesse, mentre gli utenti restano inermi a caccia dell’ultimo aggiornamento.

Un secondo espediente è quello di informare i propri contatti sui social networks della propria ridotta disponibilità, in modo da allentare le loro aspettative sui propri tempi di ricettività e di risposta. Evitare di “operare a caldo” non solo riduce l’ansia di essere informati tempestivamente, ma permette una risposta meno reattivamente condizionata, e quindi più ponderata, e magari supportata o corretta da altre fonti che possono renderla più o meno attendibile. Un aiuto sensibile può anche venire dall’esercizio di attività fisiche o manuali che possono risultare ben più salutari ed interessanti di una astratta informazione ed elaborazione di dati ricavati da Internet, specialmente se tali attività portano a risultati che rispondono ad esigenze di praticità e funzionalità. L’elenco è assai lungo: varia dal far-da-sé al giardinaggio, dalla cucina all’ascolto o alla pratica musicale, dalla riparazione di mobilia e  vecchi attrezzi fino alla apparentemente bana

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